Alle elezioni amministrative del 1975 la lista Due Torri, di comunisti e indipendenti, ottenne la maggioranza assoluta, 31 consiglieri su 60. Un successo dovuto ai brillanti risultati dell’amministrazione guidata da Renato Zangheri e anche al voto giovanile, per la prima volta esteso ai diciottenni. Ciò si ripeté anche alle elezioni politiche del 1976, che diedero inizio alla stagione della solidarietà nazionale, con governi guidati dalla DC e appoggiati dagli altri partiti, PCI compreso. Proprio allora, scoppiò il movimento del Settantasette, che ruppe in modo totale con il PCI e non solo per la sua politica nazionale. Nella sua componente creativa, il movimento dell’Università bolognese anticipava un processo di trasformazione verso la società postindustriale e dei servizi che era appena agli inizi.
Nacque Radio Alice, mentre la rivista A/Traverso si occupava del rapporto tra arte e vita quotidiana. Il movimento portava una forte critica al Partito Comunista per la sua politica di compromesso storico e per la sua presunta incapacità di coniugare una politica di compatibilità tra attività produttiva, industria e società.
Una delle incomprensioni maggiori si manifestò con il piano di edilizia universitaria del Comune, presentato proprio quell’anno, il quale, in nome della programmazione delle sedi, prevedeva un contenimento dell’Università con un massimo di 25-30.000 studenti, quando erano già 50.000.
Bisognava guardare oltre le manifestazioni di violenza, di terrorismo e di autentica guerra civile che si sprigionarono in quei giorni, condannandole fermamente ma cercando di separarle dalle ragioni della protesta dei giovani. Renato Zangheri lo fece, quando, nel PCI di allora, non furono in molti a farlo. Lo fece organizzando l’accoglienza del Comune ai giovani convenuti a Bologna nel settembre 1977, dove, come disse, “non hanno trovato repressione, ma ospitalità”. Lo fece con il rapido abbandono, l’anno successivo, del piano di contenimento dello sviluppo universitario, chiedendo al governo i finanziamenti per “dotare l’Università delle strutture necessarie”. E lo fece con gli interventi del Comune nei confronti dei giovani della fine degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta.

Walter Vitali