Editori, librerie, circoli culturali, lettori, la Bologna della seconda metà degli anni ’70 era allo stesso tempo una vetrina e un laboratorio. Letture attinte all’intera editoria nazionale che insistevano sulla saggistica politica e sociale, sulla storia, sulle novità scientifiche. Dibattiti accesi da riviste nate da un intenso rapporto della cultura della città con quello nazionale e internazionale, interessi suscitati da romanzi e vicende proposte da autori di varia provenienza ma non di rado radicati a Bologna. Nella saggistica, accanto a un ritorno di Marx, di Gramsci e della letteratura militante, si leggevano Foucault, Marcuse, Block, Adorno, Cacciari, Dario Fo e soprattutto Tondelli con Altri Clandestini, Nanni Balestrini con Vogliamo Tutto, Stefano Benni con Bar Sport e Umberto Eco con Il Nome della rosa. Nel 1973 era uscito il volume Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, che apriva alle tematiche femministe ben rappresentate da Simone de Beauvoir, da Virginia Wolf, da Doris Lessing. Ma era anche il momento della grande narrativa e i lettori non si facevano mancare Lessico famigliare, Cent’anni di solitudine, L’uomo senza qualità, Il Gattopardo, Il Dottor Zivago, La Casa degli Spiriti. Ampio successo avevano anche i volumi della Einaudi che oltre a Cesare Pavese e a Italo Calvino proponeva l’imponente Storia d’Italia. Non dimentichiamo il filone della nuova pedagogia con Bettelheim, Mario Lodi, Antonio Faeti e per i più piccoli, citando solo gli autori italiani, Rodari, Altan, Piumini, Lastrego e Testa e le collane di Bruno Munari.
I dibattiti delle idee si fanno più intesi e portano con sé la nascita di riviste e giornali militanti che si confrontano in modo ravvicinato soprattutto negli anni ’75-’78. Ad A/Traverso si affianca Il Cerchio di Gesso e poi Problemi della Transizione e La Società che si affiancano a Quaderni Piacentini e Contropiano. Ma le riviste e altre pubblicazioni periodiche sono legate a centri culturali connessi alla politica e ai partiti, come l’istituto Gramsci che conosce una nuova stagione, l’Istituto De Gasperi fondato da Romano Prodi, l’Istituto Cattaneo e ancora l’Istituto Morandi.
Ma a Bologna si apre una stagione nuova dell’editoria, quella dei fumetti nati nel clima politico di quegli anni, al Dams, come il Pentothal di Andrea Pazienza o Sturmtruppen di Bonvi.
Tra gli anni ’60 e ’70 il fermento culturale a Bologna è così forte da vedere non solo l’apertura di una libreria di innovazione, ma la nascita e il consolidamento di quella che oggi è la più importante fiera dell’editoria per piccoli lettori. La prima edizione nel ’64 a Palazzo Re Enzo, contava 44 espositori da 11 paesi, oggi sono 1.400 e arrivano da almeno 90 paesi. La fiera nasce in un contesto storicamente attento al mondo dei giovani e dell’infanzia. Negli anni Sessanta e Settanta la città era infatti al centro di sperimentazioni e processi di educazione all’avanguardia. La fiera era aperta alla cittadinanza, agli editori, ai librai e ai bibliotecari. Ci piace ricordare tra i premi del passato il Premio Critici in Erba, rivolto alle illustrazioni di maggiore qualità, assegnato da una giuria di bambini delle scuole bolognesi, coordinati da un adulto.
Michela Marchioro
