Il Mulino nacque a Bologna nel 1951 come rivista di cultura e vita universitaria da un gruppo di giovani neolaureati. Presto cresciuto nelle ambizioni e allargatosi a una cerchia non solo locale di collaborazioni, nel 1954 generò una casa editrice che si sarebbe affermata per un’intensa attività di traduzioni di opere di scienze sociali (sociologia e scienza politica soprattutto), aprendosi solo dalla metà degli anni Sessanta a una produzione più articolata, dai testi universitari alla saggistica divulgativa e di varia.
Obiettivo dei giovani del Mulino era contribuire alla ricostruzione culturale del Paese, proponendo alla classe dirigente un arricchimento del proprio bagaglio di idee e conoscenze. In particolare con la sociologia, disciplina allora assente nell’università italiana e mal considerata dalla cultura crociana come da quella marxista, si intendeva rendere disponibile un modo di conoscere e descrivere su base empirica la società.
L’abbondanza di traduzioni fu allora in buona parte resa possibile dal sostegno che il governo statunitense nel dopoguerra assicurava agli editori che importavano opere della cultura americana; il Mulino se ne avvalse largamente, anche realizzando una collana sui Classici della democrazia e una di storia americana. Inoltre, dalla seconda metà degli anni Cinquanta il Mulino promosse ricerche di ampio respiro sulla realtà politica italiana (attività sfociata nella creazione di un’istituzione ad hoc, l’Istituto Cattaneo), e anche queste trovarono supporto in finanziamenti di alcune fondazioni statunitensi.
Nella rossa Bologna bastava meno per essere bollati come servi degli americani. Ancora negli anni Settanta una celebre battuta scherzosa di Renato Zangheri avrebbe ironizzato su «quelli del Mulino» che sanno tutto dei puritani del Massachusetts e niente delle mondine di Molinella. Ma la guerra fredda era alle spalle e nel 1995 apparve un evento simbolico che il cattolico Pedrazzi, padre fondatore del Mulino, diventasse vicesindaco di Bologna.
Ugo Berti
