Un gruppo di neolaureati, in buona parte amici dagli anni del liceo e compagni di studi universitari, diedero vita a Bologna alla rivista Il Mulino nell’aprile 1951. L’iniziativa era stata di Fabio Luca Cavazza. I redattori de Il Mulino erano di posizioni politiche differenti: cattolici, socialisti, liberali, ma nessuno comunista e la rivista non tardò a intrecciare sul tema del comunismo e del mondo sovietico discussioni e polemiche. Ancora su piano locale, è significativo ad esempio, anche per il tono amichevole, lo scambio con Renato Zangheri in tema di storiografia sovietica, all’epoca (1953) collaboratore di Emilia, vivace rivista «di area».
Già a fine anni Quaranta Nicola Matteucci e subito dopo Luigi Pedrazzi e Antonio Santucci avevano conosciuto e poi portato al Mulino tre napoletani d’orientamento liberale oltreché sensibili all’europeismo, Vittorio de Caprariis, Francesco Compagna e Renato Giordano; e poco dopo venne cooptato un comunista sui generis come Giorgio Galli (direttore dal 1965 al 1969) e nel 1961 Altiero Spinelli. Presto fattasi adulta, la rivista divenne una voce rispettata nel dibattito pubblico prendendo posizioni anche combattute come quella a favore della legge maggioritaria, poi per il centrosinistra, più tardi sul tema delle riforme. L’autorevolezza raggiunta già nel giro del primo decennio dal Mulino è attestata anche dai convegni che organizzò: esemplare quello del 1961 sulla politica internazionale degli Stati Uniti, che portò a Bologna studiosi e politici di primo piano da Europa ed America. Ma è da ricordare, a misura cittadina, il convegno per le elezioni del 28 aprile 1963 dove i redattori del Mulino si confrontarono con Guido Fanti e Renato Zangheri, a riprova di una volontà di incontro, da entrambe le parti, che non è mai cessata.
Ugo Berti
