Un concetto chiave del percorso riformatore degli anni Settanta è sicuramente la “deistituzionalizzazione”: termine che, pur nella sua molteplice interpretazione, richiama la battaglia per il superamento delle istituzioni totali. Il riferimento non era rivolto solo ai manicomi (l’OP Roncati verrà chiuso il 31 dicembre 1980) o ai brefotrofi, ma anche a tutte quelle forme di segregazione e di esclusione che colpivano minori, disabili, anziani e poveri. A Bologna, in quel decennio, su impulso tra gli altri di Nino Loperfido e Alessandro Ancona, vennero condotte numerose sperimentazioni di chiusura di istituti e scuole speciali che anticiparono le grandi riforme nazionali della fine degli anni Settanta. Si realizzarono le prime territorializzazioni di servizi e le prime esperienze di integrazione sociale e scolastica di minori in situazione di svantaggio. Nell’area bolognese c’erano numerose scuole speciali e istituti per minori, tra le quali Villa Torchi, Villa Serena e Casaglia. In particolare, la chiusura nella prima metà degli anni Settanta dell’Istituto di Casaglia, frequentato dai figli delle famiglie povere e disagiate, aveva portato alla formazione dei primi gruppi appartamento in città, strutture in cui lavoravano operatori che si occupavano del rapporto d’aiuto e della relazione educativa con bambini e preadolescenti. Con la chiusura delle scuole speciali e l’inserimento degli alunni disabili (o handicappati, come si diceva allora) nelle scuole pubbliche avvenne così un altro importante passaggio: l’introduzione e la formazione di nuovi operatori e di servizi di affiancamento e integrazione.

Bruna Zani