Tra il 1970 e il 1983, la rete ospedaliera di Bologna subì una trasformazione radicale. Se gli anni Sessanta erano stati quelli dell’espansione edilizia, questo decennio fu segnato dalla specializzazione e dalla definizione dei ruoli specifici per ogni struttura, creando un sistema integrato che sarebbe diventato un modello nazionale. In questi anni il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi cementò la sua identità di ospedale clinico, dove assistenza e ricerca universitaria si fondevano. Furono anni di pionierismo chirurgico: si consolidò la cardiochirurgia e si posero le basi per l’era dei trapianti. Il primo trapianto di rene a Bologna era avvenuto nel 1968, ma negli anni Settanta la pratica divenne sistematica. La struttura si espanse, divenendo una vera e propria “città nella città” dedicata all’alta complessità medica. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta venne costruito, vicino al Sant’Orsola, l’Ospedale Marcello Malpighi, che successivamente verrà unificato con il Sant’Orsola assumendo il nome di Sant’Orsola-Malpighi, oggi Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna e Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Parallelamente, l’Ospedale Maggiore, nella sua nuova sede inaugurata pochi anni prima nell’area dei Prati di Caprara fuori porta Saffi al posto del vecchio nosocomio di via Riva Reno, consolidò il suo ruolo di grande ospedale generale e divenne il principale punto di riferimento cittadino per l’emergenza-urgenza e la traumatologia. L’Istituto Rizzoli, nello stesso periodo, confermò la sua fama mondiale nel campo dell’ortopedia, attirando pazienti da tutto il Paese e mantenendo lo status giuridico di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. L’Ospedale Bellaria iniziò invece la sua ascesa come centro d’eccellenza per le neuroscienze, differenziandosi dagli altri ospedali generalisti. In questo contesto nacque anche Bologna Soccorso, considerabile il primo vero modello di emergenza sanitaria territoriale in Italia e un’esperienza che anticipò e ispirò l’istituzione del numero unico nazionale 118. Nel 1974 fu istituito a Bologna il primo Centro di Pronto Intervento Sanitario, una struttura pionieristica dedicata al coordinamento dei soccorsi extraospedalieri; da questa esperienza, nel 1980, prese forma Bologna Soccorso, la prima centrale operativa italiana dotata del numero unico 118, ben prima della sua adozione a livello nazionale. La nascita ufficiale del servizio è strettamente legata alla gestione dell’emergenza seguita alla strage della stazione del 2 agosto 1980, quando Bologna mise in campo un sistema di soccorso coordinato, rapido e integrato che dimostrò l’efficacia di un modello centralizzato di gestione delle emergenze. Da quel momento il nome Bologna Soccorso divenne il riferimento operativo del sistema cittadino. La data del 2 agosto 1980 segnò indelebilmente la storia del sistema di soccorso e degli ospedali bolognesi: la strage della stazione mise la rete sanitaria di fronte a un’emergenza di tipo bellico. La risposta fu straordinaria: l’Ospedale Maggiore gestì la prima ondata di feriti gravi, mentre il Sant’Orsola e gli altri presidi attivarono sale operatorie a ciclo continuo. Quell’evento dimostrò, in modo tragico ma efficace, la solidità e la capacità di coordinamento della rete di soccorso e ospedaliera bolognese, che resse l’urto salvando decine di vite.

Francesco Violante