Dal 1960 l’Assessorato all’istruzione fu diretto da Ettore Tarozzi, durante le Giunte di Dozza, Guido Fanti e Renato Zangheri fino al 1975. Tarozzi, il più longevo assessore alla scuola bolognese, attraversò gli anni del boom economico, dell’immigrazione interna, della scuola media unica (1962), della scuola materna statale (1968), della contestazione studentesca, del tempo pieno, degli asili nido (battaglia condotta con Adriana Lodi nella Giunta Fanti) e dei Decreti delegati. Nel 1961 Tarozzi istituì il Centro Pedagogico interno all’Assessorato, chiamando i massimi esperti della pedagogia italiana, per rilanciare le politiche educative del Comune. Nel 1962 avviò il primo Febbraio Pedagogico Bolognese, un insieme di iniziative, convegni, mostre, incontri e seminari per promuovere la riflessione sui temi dell’educazione e della scuola, avvalendosi della collaborazione di docenti universitari ma anche insegnanti, direttori didattici, famiglie, politici e personale della scuola, in un clima di partecipazione democratica. Tarozzi rilanciò le scuole materne di tipo montessoriano, agazziano e frobeliano, per lasciare alle famiglie la possibilità di scegliere l’indirizzo pedagogico per i propri figli. Nel 1966 Bruno Ciari venne nominato Direttore didattico delle istituzioni educative comunali; era un maestro del Movimento di Cooperazione Educativa–MCE già noto per le riflessioni critiche sulla ‘grande disadattata’ cioè la scuola come sistema fortemente selettivo, incapace di promuovere davvero l’eguaglianza delle opportunità secondo Costituzione. Ciari avviò la sperimentazione del tempo pieno (1968-69), delle scuole materne rinnovate e della gestione sociale della scuola, combattendo contro le scuole speciali e le classi differenziali. Promosse corsi residenziali e seminari per la formazione del personale educativo comunale, compreso quello dell’asilo-nido nato nel 1969, il Patini, il primo dei numerosi nidi voluti dall’UDI tramite Adriana Lodi. La morte di Ciari nell’agosto 1970 fu un duro colpo nella vita scolastica cittadina.

Mirella D’Ascenzo