Agli inizi degli anni Settanta, si avvia una politica di delega amministrativa di compiti e funzioni ai quartieri per una partecipazione attiva della cittadinanza alle scelte di sviluppo dell’intera città.
Una concezione di democrazia partecipata che si esprime soprattutto nelle zone di nuova realizzazione con il conferimento di compiti decisionali e istituzionali.
I quartieri erano diciotto: Barca, Bolognina, Borgo Panigale, Colli, Costa Saragozza, Corticella, Lame, Mazzini, Murri, Saffi, San Ruffillo, San Vitale e Santa Viola, più, a partire dal 1966, i quattro quartieri del centro storico: Galvani, Irnerio, Malpighi e Marconi. I consiglieri venivano nominati dal consiglio comunale. Le linee di intervento di quello che è chiamato il “secondo tempo del decentramento” si concentrano sulla definizione dei servizi sociali in sintonia con la domanda espressa dal territorio.
Si usa la definizione di secondo tempo per collegarsi a precedenti importanti che risalgono alla campagna elettorale per le elezioni amministrative del 1956, quando Giuseppe Dossetti presenta il Libro bianco su Bologna e i quartieri al successivo dibattito che si sviluppa fra le forze politiche della città. Si realizzano i Centri civici, diventati nove nel 1980, che riprendono l’idea comunitaria della Casa del cittadino, per affrontare una nuova realtà di forte impatto sociale di governo locale diffuso.
Un quartiere non solo con compiti burocratici/amministrativi, ma spazio pubblico, luogo di incontro e occasione di dialogo per tutte le forze politiche e le componenti democratiche, con la funzione di centro civico di un sistema articolato, sintesi di tutte le forme associative.
La seconda giunta Zangheri elabora il regolamento sul decentramento e la partecipazione dei cittadini, nel quadro della legge per l’elezione diretta dei Consigli di quartiere, approvata nel 1976 a partire dall’esperienza pilota di Bologna, che si era estesa a molti altri comuni. Nel novembre 1978 è inaugurato il Centro civico del quartiere Corticella dove si svolge un importante convegno sul decentramento a Bologna per una strategia urbana democratica. In quel decennio, la politica del decentramento è centrale e determinante nella costruzione del quartiere e della città con l’adozione delle varianti del Piano regolatore generale e di quelli particolareggiati per il riequilibrio del territorio; la politica della
casa e la diffusione capillare di servizi sociali essenziali: asili nido, scuole materne, biblioteche, impianti sportivi, consorzi socio-sanitari, ma anche aziende municipalizzate dei trasporti, acqua, gas, rifiuti urbani. Nel 1980 dopo le prime elezioni amministrative, i Consigli di quartiere sono eletti dai cittadini diventando così organi di rappresentanza diretta.
Di conseguenza, con il regolamento approvato nel 1985 è loro attribuita autonomia decisionale nel campo dei servizi sociali, educativi, culturali e sportivi, auspicando una nuova partecipazione civica intorno alla loro gestione. I quartieri diventano nove, risultando dall’accorpamento dei precedenti diciotto.
Paola Furlan

