Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta Bologna vive una stagione di straordinaria intensità culturale, segnata da una visione politica che pone la cultura al centro della vita civile e democratica della città. Protagonista di questa stagione è Renato Zangheri, il quale, sostenendo tenacemente una precisa idea di “autogoverno degli intellettuali” (1964), interpreta il ruolo dell’amministrazione pubblica come promotrice di conoscenza, ricerca e partecipazione, nella convinzione che dall’impegno e dall’azione degli intellettuali e degli studiosi la città possa trarre una nuova spinta innovatrice.
Una ragione non secondaria del successo di questa politica è insita nel nuovo principio di regolazione e sviluppo della città, individuato nel rapporto tra città antica e nuovi insediamenti. Musei, mostre, enti e commissioni di studio diventano strumenti di un progetto organico complessivo volto a dare nuovo volto al rapporto tra cittadini e patrimonio storico artistico e monumentale, senza dimenticare il teatro, la musica, il cinema.
Nel 1964 nasce l’Ente Bolognese Manifestazioni Artistiche (EBMA), presieduto da Zangheri fino al 1971, prima agenzia di servizio pubblico sul versante delle esposizioni temporanee:
suo compito primario la continuazione delle Biennali di Arte Antica attraverso le quali Bologna assume un ruolo di primo piano nel panorama italiano delle grandi esposizioni, basate sulla ricerca e la conservazione del patrimonio.
Non manca un forte impegno civile. Nel 1965, in occasione del Ventennale della Resistenza, apre la mostra internazionale Arte e Resistenza in Europa, affidata alle cure di Cesare Gnudi, preambolo per la campagna di adesione alla Spagna democratica, un impegno che troverà sempre Bologna al fianco dei popoli oppressi dalle dittature.
La presenza di Picasso fra i partecipanti sarà strumento di riflessione politica e morale. Zangheri inaugura il 1° maggio 1975, nel quartiere fieristico, il Palazzo dei Servizi, il Palazzo dei Congressi e la nuova Galleria d’Arte Moderna, fino ad allora a Villa delle Rose, ma già potenziata da importanti acquisizioni ad opera di Francesco Arcangeli.
Si tratta della più grande prova di condivisione di un progetto politico urbanistico tra tutte le forze cittadine che inaugura una lunga stagione di manifestazioni di rilievo nazionale ed internazionale.
Spiccano tra le presenze, oltre alle opere di Giorgio Morandi, i dipinti di Sebastian Matta e di Renato Guttuso, artisti più volte richiamati a Bologna dal Sindaco a partecipare a dibattiti
sull’impegno sociale degli intellettuali. Emerge in questa vivace stagione culturale una città in cui amministrazione, intellettuali e cittadini collaborano alla costruzione di un modello avanzato di politica culturale pubblica.

Jadranka Bentini