Con Renato Zangheri si afferma a Bologna una concezione innovativa della responsabilità istituzionale nella promozione della cultura cinematografica.
Quando nel 1959 assunse l’Assessorato alle Istituzioni culturali, il cinema era affidato prevalentemente all’associazionismo; Zangheri intuì invece la necessità di un intervento pubblico strutturato, capace di valorizzare una partecipazione collettiva già diffusa.
La svolta avvenne nel 1962 con l’istituzione della Commissione comunale consultiva per le attività cinematografiche, organismo che riuniva operatori del settore, critici, studiosi e rappresentanti delle istituzioni culturali. In una prima fase, l’azione della Commissione fu prudente ma significativa: attraverso proiezioni e segnalazioni critiche inserite nel circuito commerciale, essa contribuì a orientare il pubblico e a definire un nuovo ruolo culturale del cinema.
L’esperienza del cinema d’essai, avviata con la gestione del Cinema Roma, segnò un ulteriore consolidamento della vocazione istituzionale voluta da Zangheri. La Commissione intervenne sulla programmazione, sui prezzi e sull’accompagnamento critico delle opere, promuovendo il dialogo con autori e nuove cinematografie. Il successo dell’iniziativa ampliò il raggio d’azione verso i quartieri, le scuole e forme di sperimentazione allora marginali.
Parallelamente, la Commissione contribuì alla nascita di una biblioteca cinematografica pubblica, nucleo essenziale per lo studio e la documentazione, e avviò la costruzione di un patrimonio filmico comunale, anticipando il progetto di una Cineteca cittadina, nonostante le difficoltà logistiche e finanziarie.
Negli anni successivi al 1977, Zangheri seppe adattare composizione e funzioni della Commissione ai mutamenti sociali e politici della città, rafforzandone il ruolo nel mercato culturale cinematografico. Negli anni Ottanta, la gestione del Cinema Lumière rappresentò l’ultimo passaggio prima dell’autonomia giuridica della Cineteca, che completò il progetto istituzionale avviato da Zangheri e contribuì in modo decisivo a fare di Bologna una città del cinema.
Adriano Di Pietro
