Fra le tante industrie meccaniche bolognesi di eccellenza, attive in molti comparti, una specializzazione che è diventata tipica della città con il suo circondario è quella delle macchine per l’impacchettamento automatico di prodotti di varia natura.
La capostipite fu l’ACMA (Anonima Costruzioni Macchine Automatiche), fondata a Bologna nel 1924 da Gaetano Barbieri per impulso della ditta Gazzoni, che voleva confezionare le bustine di Idrolitina automaticamente. Molti dei tecnici ed ingegneri che vi lavorarono fondarono nel secondo dopoguerra loro proprie aziende del genere o riconvertirono aziende esistenti in tale direzione, raggiungendo una massa critica e una leadership internazionale.
Oggi il packaging bolognese conta circa 200 aziende, con un fatturato pari a circa la metà di quello nazionale, che è di circa 10 mld euro, l’80% del quale è esportato. Tali aziende attivano anche un fortissimo indotto presso piccole aziende subfornitrici, formando un reticolo di imprese somigliante ad un albero: dal tronco dell’ACMA sono cresciuti i rami principali, che a loro volta si collegano a rametti e foglie. Le principali aziende sono IMA fondata nel 1961 da Andrea Romagnoli, tecnico dell’ACMA diplomato all’Aldini Valeriani, e poi rilevata dalla famiglia Vacchi; GD, fondata nel 1923 come azienda di produzione di moto e poi convertita nel 1947 da Enzo Seragnoli, che l’aveva rilevata, in azienda di macchine automatiche con l’aiuto del cugino Ariosto Seragnoli, tecnico fuoruscito dall’ACMA; Marchesini, fondata nel 1974 da Massimo Marchesini, diplomato all’Aldini Valeriani. Le imprese bolognesi sono leader mondiali ed eccellono particolarmente per il coinvolgimento del cliente nella personalizzazione delle macchine e per l’attivazione di un sistema di manutenzione rapido ed efficiente, con i suoi tecnici ultra specializzati, che godono di salari superiori alla media.
Vera Negri Zamagni

