Il movimento cooperativo, nato in Italia alla metà dell’Ottocento, ha avuto un radicamento particolare nella Regione Emilia-Romagna, contando su ispirazioni ideali forti e coinvolgenti: il socialismo, con la nascita di Legacoop già nel 1893, il cattolicesimo, con la diffusione di cooperative ispirate all’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, e anche il mazzinianesimo, particolarmente radicato nel ravennate.
Nel secondo dopoguerra il movimento cooperativo ebbe una rinascita rapida, sostenuta dall’articolo 45 della Costituzione, che riconosce l’impresa cooperativa come parte imprescindibile della società e dell’economia italiana, e Bologna fu parte attiva in questa rinascita rivitalizzando molte delle cooperative esistenti e fondandone alcune nuove, insieme a consorzi o aziende controllate da cooperative. Ecco alcuni nomi, fra i principali: Camst (1946); Conad (1962), Coprob (1962), CLAI (1962); Unipol (1963); Coop Italia (1967); Conserve Italia (1976).
Fra i più grandi dirigenti cooperativi bolognesi dell’epoca si stagliano Enea Mazzoli, attivo nel consumo, in Coop Italia e poi in Unipol; Luciano Sita, attivo in Conad e Granarolo; Gustavo Trombetti, fondatore di Camst; Giovanni Bersani, fondatore di molte coop agricole bianche; e tanti altri. Il primo supermercato Coop venne aperto a Bologna nel 1970, alla presenza del sindaco Zangheri.
Oggi fra le prime 20 aziende bolognesi per fatturato 10 sono cooperative o controllate da cooperative e il loro coinvolgimento con le locali imprese non cooperative è stretto nelle istituzioni come nelle reti produttive.
Vera Negri Zamagni

