Bologna è una città con quasi 3.000 anni di storia, che tra Medioevo e Settecento ha avuto un grande sviluppo culturale ed economico: la sua antica università era già attiva nel 1088, il municipio libero affrancò gli ultimi servi nel 1257, corporazioni e confraternite organizzavano la società dal basso, l’apertura di ospedali e conservatori rese concreta l’attenzione ai fragili, il mantenimento di un senato anche quando la città entrò a far parte dello Stato pontificio permise un alto grado di autonomia, il grande sviluppo del setificio, con l’introduzione già nel corso del Seicento di un macchinario per l’attivazione di centinaia di fusi in contemporanea che anticipa la meccanizzazione inglese dell’industria tessile, mostra la sua capacità innovativa. Il declino economico a fine Settecento, decretato dalle armate napoleoniche, venne nell’Ottocento solo parzialmente contrastato da investimenti in agricoltura, ma quando le condizioni tornarono favorevoli dopo l’unificazione del paese, Bologna era pronta a rimettere in pista la sua università e la sua multiforme capacità di creare istituzioni di sviluppo, come l’Istituto Aldini Valeriani, fondato nel 1844 e funzionante fino ad oggi, con un breve intervallo tra 1869 e 1878, per la preparazione di tecnici nel campo industriale.
Tecnici dell’Aldini Valeriani ed ingegneri dell’Università fondarono molte delle aziende bolognesi tra fine Ottocento e gli anni del “miracolo economico”, assumendo poi nelle loro aziende altri diplomati e laureati locali. Ma la forza di Bologna fu la capacità non solo di industrializzarsi con modalità originali, ma anche di collegare agricoltura e industria, di diventare un hub ferroviario che promosse il commercio estero, di sviluppare servizi alle imprese, fra cui la fiera a cui fu data una nuova sede nel 1965, di dare origine ad una variegata attività culturale, con i suoi teatri, le sue biblioteche, i suoi musei (fra cui quello del patrimonio industriale) il conservatorio, la cineteca famosa nel mondo, le sue case editrici (fra cui Il Mulino), e di mantenere viva la sua anima sociale attraverso le reti di imprese, il movimento cooperativo e il volontariato.

Vera Negri Zamagni